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10. La cicatrice da ustione

Il processo di guarigione delle ferite si realizza attraverso una complessa interazione tra mediatori chimici, cellule e proteine strutturali, che cooperano per restituire ai tessuti lesi le loro proprietà.

Quando a livello cutaneo vengono alterati i normali equilibri che regolano questo processo, si ha un rimodellamento anomalo della matrice extracellulare ed uno scompaginamento dell'architettura tessutale, che danno luogo alla cicatrice patologica, esito frequente nelle ustioni profonde. La cicatrice patologica costituisce un'entità nosologica di non facile interpretazione e, anche se oggi è possibile ricorrere a indagini strumentali e istomorfologiche, la diagnosi è per lo più basata, su un giudizio clinico soggettivo.

La classificazione attuale suddivide le cicatrici patologiche in:

  • Ipertrofica
  • Retraente
  • Ipertrofico-retraente
  • Atrofica

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La cicatrice ipertrofica è la più frequente e si presenta come una lesione cutanea rilevata, che di solito regredisce spontaneamente in periodi di tempo variabili, anche se non sempre completamente e si mantiene dentro i limiti originari della lesione iniziale. Raramente questi limiti sono superati e si parla allora di cheloide.

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Le cicatrici ipertrofiche hanno una fase di attività seguita da una fase di remissione. L'attività della cicatrice si manifesta clinicamente con eritema, prurito, sollevamento rispetto alla cute sana circostante, aumento della consistenza, con l'aspetto tipico di una lesione infiammatoria.
I tempi di insorgenza, di remissione e della durata totale del processo di ipertrofia sono piuttosto controversi e manca una chiara ed accettata classificazione clinica che consenta di identificarle in modo omogeneo sulla base dei parametri sopra citati. In relazione alla sua evoluzione la cicatrice ipertrofica si può comportare in differenti modi. Si definisce cicatrice ipertrofica a breve evoluzione quella che rimane attiva per un periodo massimo di 6 mesi e si normalizza entro un anno dalla chiusura delle lesioni, mentre altre sono caratterizzate da una evoluzione protratta perché rimangono attive anche per molti anni. Si parla infine di evoluzione intermedia per quella che iniziano a regredire dopo un anno e si normalizzano entro due.

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La cicatrice retraente è una coartazione cutanea determinata da forze centripete responsabili di una riduzione della superficie talora di notevole entità. Esistono retrazioni plastiche, ad evoluzione benigna perché reversibili con i vari trattamenti, mentre altre sono irreversibili, hanno evoluzione più rapida e aggressiva e provocano difetti cutanei importanti che necessitano di interventi urgenti di integrazione per prevenire l'instaurarsi di deformità anche gravi. Dal punto di vista morfologico le retrazioni possono essere suddivise in lineari, anulari e a piastrone.

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Non è rara l'associazione di ipertrofia e retrazione (cicatrice ipertrofico-retraente). Va segnalata la tendenza di alcune cicatrici retraenti ad ulcerarsi cronicamente e/o ad esitare in atrofia.

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La cicatrice atrofica è la più rara ed ha un aspetto sottile e rugoso con scarso tessuto sottocutaneo. L’atrofia di solito si verifica dopo innesti cutanei posizionati in diretto contatto con aponeurosi, periostio e fascia muscolare. Le donne anziane hanno una maggiore tendenza all’atrofia cicatriziale. Una grave complicanza della cicatrice atrofica che interessa in particolare le cicatrici da ustione di vecchia data (30 anni o più) è la possibile insorgenza di neoplasia con istotipo a cellule squamose.

L'ustione è un trauma devastante
che accompagna il paziente per tutta la vita

Conoscerla meglio è il primo passo per evitarla o limitarne le drammatiche conseguenze.